Dakar 2011 - Senegal

 
 


Racconto del viaggio


25 novembre: Italia – Lisbona – Dakar

Il viaggio comincia con una piacevole sosta a Lisbona. Decidiamo di fare una passeggiata nel centro di questa affascinante città ed è l’occasione per conoscerci. Non possiamo fare a meno di curiosare tra i vicoli e di prendere uno dei famosi tram per ammirare dall’alto il panorama della capitale portoghese. Poi si rientra in aeroporto. Siamo a Dakar che è ormai notte fonda. L’arrivo viene animato dal simpatico Amilcare il quale, una volta in albergo, si accorge di aver dimenticato il suo ipad sull’aereo. Ma per fortuna siamo nel civile Senegal: il prezioso oggetto verrà regolarmente consegnato alle autorità e recuperato dall’efficientissimo corrispondente Malik!


26 novembre: Dakar, Keur Massar, Diamniadio, riserva di Bandia, Warang (130 Km)

Buona pare della mattinata è dedicata all’organizzazione per la partenza: benzina, ultimi accordi con Malik per l’itinerario, alloggi ed escursioni, acquisto di schede telefoniche e acqua. Finalmente possiamo indossare stivali e protezioni e salire sulle mitiche Beta: si parte! L’avventura comincia. Il primo ostacolo è uscire dalla trafficatissima Dakar: una vera e propria giungla di auto, camion, carretti, motorette e animali. Un vero inferno. Ma anche questa è un’esperienza. Dopo più di due ore ne siamo fuori e finalmente prendiamo una pista sabbiosa che ci porta a Keur Massar. Qui ci fermiamo a mangiare sotto un grande baobab. Poi proseguiamo su una pista dura sino a Diamniadio, all'uscita dalla penisola, quindi verso sud, costeggiando spiaggette, baie e lagune. Decidiamo di fermarci a visitare la riserva di Bandia, che ospita rinoceronti, giraffe, zebre, antilopi, gazzelle, tartarughe, scimmie. La visita è piacevole ma dobbiamo sbrigarci perché il buio incombe e viaggiare di notte è assolutamente da evitare. Arriviamo infatti alle 19.00 in punto a Warang, con gli ultimi raggi di sole. L’alloggio è bellissimo, proprio in riva al mare e con una grande piscina. Troppo lusso. Ma non guasta, dopo una giornata così intensa.


27 novembre: Warang, Pointe Sarene, Joal-Fadiout, Samba Dia, Djiffere (120 km)

Partiamo di buon mattino per Pointe Serene, attraverso un paesaggio di lagune, baobab e acacie. Pista facile in terra battuta. Ci fermiamo per assistere alle operazioni di preparazione della pesca artigianale e siamo piacevolmente assaliti da decine di bambini incuriositi dalle moto e dal nostro strambo abbigliamento. Raggiungiamo Joal, località sulla terraferma collegata con Fadiout, che sorge su un’isola, da un lungo ponte di legno. Fadiout è formata completamente dalle conchiglie di molluschi e tutto su quest’isola è fatto di conchiglie. Parcheggiate le moto, raggiungiamo Fadiout in piroga e, dopo aver visitato il cimitero e gli antichi granai su palafitte, torniamo a Joal attraversando il ponte. Dopo un abbondante pasto a base di pesce e ostriche consumato in uno dei ristorantini che affacciano sulla laguna, ripartiamo percorrendo piste di laterite, fino al grande baobab di Samba Dia, nel cui tronco incavo è possibile entrare. Continuiamo poi su una lingua di terra tra l’oceano e il fiume Saloum, fino alla nostra destinazione finale, Djiffere. Anche qui la sistemazione è molto piacevole, in capanne ben attrezzate e molto caratteristiche che affacciano sul mare.


28 novembre: Djiffere, Fondiougne, Sokone, Toubacouta (200 km)

Dopo una breve visita del villaggio di Djiffere per assistere al rientro dei pescatori, percorriamo piste di terra battuta e tratti di asfalto, passando per una zona protetta di palme "ronier' (riserva della biosfera). Risaliamo verso nord e a mezzogiorno in punto siamo a Fondiougne, dove traghetteremo il breve braccio di fiume, per sbarcare a Sokone. Subito dopo ci fermiamo sotto un baobab per il pranzo. Il caldo comincia a farsi sentire e d’ora in avanti le piste si faranno sempre più insidiose ed impegnative. Già a partire da quella che percorriamo ora, attraverso piccoli villaggi e un paesaggio verdeggiante, con una costante: la polvere! Prima di raggiungere la nostra destinazione finale, attraversiamo a tutto gas una grande laguna secca, dove per una volta non è necessario seguire la pista e ognuno può andare in libertà e sicurezza. Arrivati a Toubacouta abbiamo il tempo di fare una bella escursione in piroga al Parco Nazionale del delta del fiume Saloum, rifugio di animali selvatici tra cui pellicani, fenicotteri, aironi e gazzelle, vero paradiso per il birdwatching. Ed è qui che, estasiati, abbiamo la prova che i tramonti africani da cartolina esistono anche nella realtà.


29 novembre: Toubacouta, Nioro, Kaotack (180 km)

Partenza per Nioro du Rip. Le piste larghe di argilla secca si alternano a quelle strette di sabbia che collegano piccoli villaggi tra loro. Queste piste sabbiose e polverose rappresentano la maggiore difficoltà tecnica del percorso: strette, con due o tre binari di sabbia e terra e con piante e alberi ai bordi! Una vera insidia, considerando che la velocità non può essere troppo bassa, ma allo stesso tempo molto divertenti per la guida. Ad ogni villaggio ci fermiamo ad attendere i fuoristrada di appoggio che di volta in volta ci indicano la direzione. Dopo una sosta a Nioro, costeggiamo il corso d'acqua del Baobolong, verso il confine con il Gambia per poi risalire verso Kaolack, crocevia sulla strada verso il Mali. Qui ancora una volta alloggiamo in una eccellente struttura con piscina e affaccio sul mare.


30 novembre: Kaolack, Ferlo, Koba (190 km)

Lasciamo l’accogliente resort che ci ha ospitati e, superato il caotico centro della città di Kaolack, ci dirigiamo verso la zona semidesertica del Ferlo, in direzione nord. Dopo aver attraversato una miriade di intricate piste sabbiose, ci fermiamo a visitare una strana grande struttura che ospita un importante centro di studi religiosi, costruita interamente con paglia. Scattiamo mille foto, approfittando dell’ospitalità delle famiglie che vivono in questo particolare complesso. Poi ancora in moto, attraverso piccoli villaggi stagionali di nomadi Peul, che praticano l’allevamento transumante. Arriviamo in tardo pomeriggio nella Gite Africaine di Koba, un complesso di spartane ma pittoresche capanne di paglia nel bel mezzo della savana che ci ospiteranno per la notte. L’efficiente meccanico Valerio approfitta della luce rimasta per fare manutenzione alle moto che, pur se messe a dura prova soprattutto dalla polvere, non hanno perso un colpo.


1 novembre: Koba, Keur Momar Sarr, Parc Djoud, St-Louis (260 km)

E’ la giornata più lunga e faticosa. Ma anche la più esaltante. Continuiamo la nostra avventura verso nord, per il lago di Guiers, serbatoio d’acqua di Dakar e fonte di vita per i villaggi circostanti che vivono di piscicoltura. Il paesaggio varia dal rosso della terra argillosa al giallo intenso dei campi. Le piste si fanno sempre più sabbiose ed impegnative. La concentrazione è massima e il caldo si fa sentire. Passiamo da un villaggio all’altro e persino le guide a volte anno difficoltà a trovare il percorso giusto. Dopo ore di guida, tanta strada e polvere e quasi a corto di carburante, ci fermiamo sfiniti in un piccolo villaggio dove troviamo benzina e un posto dove rifocillarci. Troviamo un “ristorantino” molto spartano, che cucina frittata per tutti. Poi ancora in pista, fino a raggiungere la valle del fiume Senegal, in una zona di risaie e piantagioni di canna da zucchero. Arriviamo che è quasi buio a Saint Luis, città coloniale un tempo capitale dell’Africa occidentale francese. La città è caotica ma molto affascinante, con il suo grande e popolatissimo mercato del pesce. Ci sistemiamo in una bella struttura sul bordo del mare. Nonostante la stanchezza, dopo cena decidiamo di fare un giro in centro, dove partecipiamo ad una coloratissima festa di matrimonio.


2 novembre: St-Louis, Djoudj, Lompoul (170 km)

Dedichiamo la mattinata alla visita del sensazionale Parco Nazionale di Djoudj, che è considerato uno dei migliori luoghi al mondo per vedere gli uccelli migratori provenienti dall’Europa ed è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Per arrivarci è necessario percorrere per più di un’ora una strada prima asfaltata poi sterrata che noi facciamo in auto. Certamente sarebbe più divertente farla in moto, per poi continuare direttamente da li il percorso senza necessità di tornare in albergo. Ad ogni modo, arrivati nel parco affittiamo una imbarcazione e risaliamo il fiume, fino ad arrivare ad un isolotto dove restiamo estasiati alla vista di una colonia di migliaia e migliaia di pellicani. Dopo la visita del parco inizia la nostra discesa verso sud. Le opzioni sono due: in caso di bassa marea si può percorrere la spiaggia, per poi rientrare verso le dune di Lompoul oppure, come nel nostro caso, percorrere una pista interna. Da una rapida verifica, i nostri autisti stabiliscono che oggi la spiaggia non è praticabile. Decidiamo, quindi, di percorrere una pista interna, forse la più impegnativa del viaggio perché molto sabbiosa e con molte piante di acacia ai lati; il tutto reso più impegnativo dal gran caldo e i nuvoloni di polvere che riducono sensibilmente la visibilità. Ma alla fine la soddisfazione di arrivare fino in fondo è tanta. E le dune di Lompoul sono il giusto premio di tanta fatica. Ed è proprio su e giù dalle dune che trascorriamo l’ultima parte di questa bellissima


3 novembre: Lompoul, Kayar, Lac-rose, Dakar (150 km)

E’ l’ultimo giorno, ma si chiude in bellezza. Oggi la bassa marea ci consente di percorrere la mitica spiaggia che conduce al lago Rosa, arrivo della Parigi-Dakar. La guida sul bagnasciuga è piacevole e decisamente meno impegnativa rispetto alle piste sabbiose dei giorni scorsi. E il paesaggio è stupendo. Lungo il percorso troviamo una serie di villaggetti di pescatori, tra cui Kayar, con decine di coloratissime piroghe allineate sulla spiaggia e pescatori intenti nelle operazioni di preparazione delle reti o di vendita del pesce. Non ci resta che percorrere gli ultimi chilometri che ci separano dal Lago Rosa, dove l’immancabile foto di gruppo è l’ultimo atto di questo entusiasmante motoraid.

 

25 Novembre - 4 Dicembre 2011


Motoraid bellissimo. Gruppo fantastico. Percorsi circa 1.400 km di piste e tracce sabbiose, tra baobab, parchi naturali, villaggi, savane, dune e gran finale percorrendo la spiaggia dove passava la mitica Parigi-Dakar, fino al lago Rosa.